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Galleria specializzata nella vendita e nel restauro delle icone russe, organizza mostre ed eventi dedicati all'iconografia. La prima volta che mi capitò di vedere un’icona russa non potevo immaginare la sconvolgente influenza che le icone avrebbero avuto nella mia vita. Ero un ragazzo, subito dopo la fine della guerra, quando fece ritorno nel mio paese di montagna, sulle Dolomiti, uno dei pochissimi alpini scampati alla campagna di guerra in Russia. Aveva con sé una minuscola icona, donatagli da una vecchia contadina ucraina, che egli considerava come il talismano che l’aveva salvato in quella immane tragedia. E rimase impresso in me, di fronte a quell’icona dall’alone miracoloso, un senso misterioso e profondo. Le vicende della vita mi portarono lontano dal mio paese. Passai anni in marina, esplose in me una vocazione irresistibile per la pittura; cominciai fissando sulle tele - persino sul telo della mia branda – il ricordo e il sentimento delle mie montagne e della mia gente.
Tornato sulla terraferma, la passione di pittore mi portò in Francia, in Provenza e in Costa Azzurra, a contatto con la bruciante rivoluzione di Picasso, con la grande pittura di Matisse e di Chagall; e finii poi per stabilirmi a Venezia. Da pittore, tra le infinite crisi che travagliano l’arte moderna, fui particolarmente colpito da quella dell’arte sacra contemporanea, che non è una crisi estetica, ma propriamente una crisi religiosa. E fu a Venezia che avvenne il mio decisivo incontro con le icone russe. Conobbi un gruppo di studenti del Bolscioi di Mosca. Erano alla Fenice, volevano prolungare ancora un po’ il loro soggiorno a Venezia; avevano con sé e mi offrirono un piccolo gruppo di icone. Qualcosa scattò in me quando ebbi in mano quelle tavole, con quei fondi oro che evocavano una grande tradizione, religiosa e artistica, tramandata nei secoli della storia russa: tradizione che aveva scioccato Matisse nel suo viaggio in Russia agli inizi del secolo e nella quale affondano le radici di Chagall fino all’ultima sua produzione pittorica, alle grandi raffigurazioni della sua Bibbia.
Con il crescere di una collezione ci si rende conto man mano dei suoi limiti e delle sue potenzialità, pertanto, con uno studio più approfondito su tutto l’arco iconico, mi resi conto di come la Grecia alimentò la Russia e la Russia influenzò gli stati slavi di pari passo che il Cristianesimo si sviluppava e si consolidava, di conseguenza il suo bisogno di camminare attraverso l’immagine, e mentre la Russia, forte della scuola greca avanzava in vari stili sempre più agguerriti gli altri rimasero a livello naif. Cominciai a raccogliere icone, dapprima cercando con difficoltà di intessere rapporti con collezionisti, con famiglie russe, poi divenendo io stesso un recapito privilegiato per la cessione di icone. Desidero solo aggiungere che una mia aspirazione, quasi un’idea fissa, è sempre stata quella di poter sottrarre le icone alla dispersione, per offrirle in definitiva alla visione e alla contemplazione di tutti. E al pensiero che senza questa mia appassionata ricerca non sarebbe sorta in Italia questa collezione, mi sembrano più leggeri i costi e i sacrifici sopportati alla luce di un così grande patrimonio che oggi è invidiato dalla stessa Russia. Di ogni mio sacrificio sarà dunque valsa la pena se sarà raggiunto lo scopo vero per il quale è nata l’icona: proporsi alla contemplazione silenziosa dello spettatore, offrendo a ciascuno la possibilità di attingere riflessi di quella realtà profonda che sfugge alla superficialità delle nostre giornate (e all’effimero di tante espressioni dell’arte di oggi). Davide Orler
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