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Brani di pittura, scultura, grafica, scenografi a, architettura, arte sacra, fotografia, moda, La mostra, che si terrà dal 21 aprile al 23 giugno 2007, si colloca alla vigilia delle celebrazioni del centenario della nascita del Futurismo nel 1909, con l’uscita sul quotidiano parigino “Le Figaro” del Manifesto di fondazione di F. T. Marinetti. Costituirà dunque un prologo delle tante iniziative che si svolgeranno in Italia e, almeno, in Francia. Su questa ricorrenza si incentrerà il titolo e dunque la comunicazione della rassegna. Giacomo Balla,
“Composizione dinamica”, 1913-1915, matita su carta. Dal Taccuino “Pittura - Esposizione Futurista - schizzi”. Firenze, Coll. privata Il Futurismo è da considerare come il più significativo movimento artistico d’avanguardia italiano del Novecento che ebbe diffusione a livello europeo ed internazionale. Fondato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 col manifesto pubblicato su “Le Figaro”, si ispirò al rinnovamento radicale dell’arte e di ogni altra espressione umana nell’esaltazione del mito della macchina, del dinamismo e della velocità e nel rifiuto del passato. Conobbe una prima stagione, felicissima, quanto contestata, nei primi Anni Dieci del Novecento e fino alla Prima Guerra Mondiale. Fin dall’inizio quel movimento volle interessare non solo la pittura e la scultura, ma anche l’architettura, la letteratura, la poesia, e poi la scenografi a e il teatro, la musica, la moda, l’ambientazione, fino alla cucina. Questi ultimi ambiti creativi furono sviluppati a partire dagli anni Venti e fino al 1944, anno della morte di Marinetti, che si fa coincidere con la fine storica del Movimento. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, a causa dei rapporti, seppure non univoci, intercorsi fra futurismo e fascismo, il movimento marinettiano conobbe una lunga stagione di oblio. Solo alla fine degli anni Cinquanta si cominciò a rileggerlo, riscoprendo all’inizio solo i fondatori in una riproposizione critica ancora boccionicentrica e milanocentrica e limitata temporalmente alla cosiddetta “stagione eroica”, che si concluse con l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Una visione ancora viziata da pregiudiziali ideologiche e dalla scarsa conoscenza dei ricchissimi sviluppi dei decenni successivi, sempre animati dall’energia creativa ed organizzativa di Marinetti. La lenta riscoperta della ben più ampia stagione futurista che conobbe una diffusione territoriale notevole e toccò concretamente una vastissima gamma di interessi in tutti i campi, si esplicitò criticamente nella definizione di “Secondo futurismo”, coniata dal critico e storico dell’arte Enrico Crispolti, ma travisata comunemente come futurismo minore ed epigonico. Interpretazione questa presto corretta dallo stesso Crispolti che spiegò trattarsi di sviluppi temporali del Movimento e non di una classificazione di valore. Tant’è che dagli anni Settanta in poi si svilupparono ricerche, studi, iniziative espositive ed editoriali che misero in luce progressivamente l’articolata e ricchissima vicenda degli svolgimenti futuristi dagli anni Venti in poi.
Umberto Boccioni “La madre”, 1911, matita su carta Il revival spettacolare del Futurismo in generale cominciò con la grande mostra a Palazzo Grassi di Venezia nel 1986, iniziativa che raccolse capolavori da tutti i musei del mondo, ma che fu viziata dalla visione restrittiva sopra ricordata, limitandosi a presentare la sola prima stagione e pochi elementi degli sviluppi successivi. Seguirono però l’onda del revival numerose mostre e pubblicazioni in Italia e all’estero che progressivamente hanno colmato le lacune nella ricostruzione del Movimento. Dai secondi anni Venti si evidenziarono infatti nel Futurismo il linguaggio aeropittorico, quello di Gerardo Dottori, di Fillia, Tullio Crali, Tato,Osvaldo Peruzzi, Mino delle Site, Bonetti e molti altri, senza dimenticare altre specificazioni importanti come quella meccanicistica-applicativa di Fortunato Depero e quella “cosmica” di Enrico Prampolini ed altri. Come accennato, dagli anni Venti in poi, il futurismo conobbe una notevole diffusione territoriale in tutto il Paese, realizzandosi i “luoghi del futurismo” animati da numerosi gruppi che avvicinarono al Movimento centinaia di artisti e uomini di cultura. Anche su questi aspetti territoriali, nel corso dell’ultimo decennio si sono registrati studi, ricerche, iniziative editoriali ed espositive. Il coronamento di tutto questo impegno si è realizzato con la grande mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma, nel 2001, dal titolo “Futurismo 1909-1944” e col relativo catalogo che illustra tutti gli aspetti temporali e contenutistici del Movimento dalla nascita alla sua conclusione storica. In buona sostanza, il Futurismo è stato alfine presentato nella sua unicità, pur negli svolgimenti temporali e nei differenti interessi. Nel frattempo, e tuttora, l’interesse per il movimento marinettiano si è andato diffondendo in Europa e oltreoceano producendo mostre monotematiche e generali di notevole interesse.
Gerardo Dottori “Trittico della Velocità. La corsa, Inversione”, 1925, olio su tela Sarà quindi, questa esposizione, l’occasione per presentare una rappresentazione complessiva del Movimento sia temporale (1909-1944), sia tematico, toccando non solo gli esiti pittorici, ma anche quelli applicativi in una vasta gamma di interessi. Saranno esposte 100-120 opere fra disegni, dipinti, sculture di artisti tra cui: Boccioni, Balla, Carrà, Severini, Prampolini, Depero, Dottori, Fillia, i più importanti, e tra gli altri, Acquaviva, Ambrosi, Andreoni, Angelucci Cominazzini, Azari, Baldessari, Barbara, Benedetta, Benedetto, Bonetti, Bot, Bruschetti, Ciacelli, Corona, D’Albisola, D’Anna, Delle Site, Di Bosso, Farfa, Korompay, Marasco, Monachesi, Mori, Oriani, Pannaggi, Peruzzi, Peschi, Pozzo, Preziosi, Regina, Rizzo, Rosso, Tano, Tato, Thayaht, Tulli, Verossì, Vottero, Zucco. La mostra, divisa in settori tematici, avrà anche una sezione documentaria con manifesti originali, cataloghi d’epoca, manoscritti, moda futurista ed altro. Sarà pubblicato un catalogo con introduzione critica, illustrazione di tutte le opere esposte, ampi apparati bibliografi ci e appendici documentarie. Le opere saranno reperite dagli eredi degli artisti, da privati collezionisti, da gallerie, associazioni culturali e, laddove possibile, da musei pubblici e privati.
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