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Capolavori veneti, toscani e russi a confronto La mostra, che è stata anch’essa inaugurata il 7 ottobre presso lo “Spazioeventi” Orler, curata da chi scrive e con il contributo di Sania Gukova, ha inteso fornire un contributo di conoscenza sul rapporto esistente fra tavole e sculture lignee, venete e toscane, dal XIV al XVII secolo, e la produzione russa, di ascendenza bizantina. Sono stati presentati vari inediti, fra i quali la Madonna col Bambino di scuola bizantino-veneta, databile ai primi del secolo XIV. Lo stile dell’icona sottolinea l’esperienza centrale della cultura figurativa di Venezia, il suo legame non ancora risolto con Bisanzio che rappresentava, in questo momento, ancora una feconda fonte di ispirazione. Si ricorda, inoltre, una tavoletta qui attribuita a Giovanni di Tano Fei, più conosciuto quale “Maestro della Madonna del 1399”, da un’opera che si trova a Figline Valdarno. L’artista, che aveva acquisito un suo personale e fluente linguaggio, accentua, tuttavia, in modo meno raffinato, i ritmi e i peculiari caratteri del suo Maestro Agnolo Gaddi, con uno stile improntato da una vena più espressiva. Uno scorcio della mostra. Inoltre, rammentiamo la preziosa tavola, anch’essa inedita, con la Madonna dell’Umiltà col Bambino e quattro Santi, riferibile a un artista, quasi sicuramente non italiano, gravitante nell’orbita della pittura fiorentina del secolo XIV-XV, probabilmente da identificarsi con il portoghese Álvaro Píres d’Évora, che ha lavorato soprattutto in Toscana dal 1411 al 1434. Dopo una prima formazione in patria, venuto in Italia, collaborò con i più celebri artisti del momento, sia fiorentini che senesi. Il presente dipinto denuncia anche lo stretto legame che Álvaro ebbe con Lorenzo Monaco. È stato pure esposto un fondo oro con la Madonna e il Bambino, databile al 1450, di Sano di Pietro, un pittore accostato nella sua fase giovanile al cosiddetto “Maestro dell’Osservanza”, uno degli artisti più raffi nati del Quattrocento senese, con il quale numerosi studiosi lo hanno identificato. Nella presente tavoletta, stilisticamente assai notevole, sia per la raffinata scelta della gamma cromatica, sia per l’uso dell’oro sul fondo e sulle aureole, il pittore si ricollega alle sua ricchissima produzione di opere anche di carattere devozionale. Sono state presentate, inoltre, una rara tavola ‘neobizantina’ del XVI-XVII secolo, di ambito tosco-emiliano. Il dipinto è testimonianza della persistenza, ma forse in Toscana si potrebbe parlare di recupero, del linguaggio pittorico neobizantino (altrove è tardo-bizantino), anche in aree lontane dalla ricca produzione sia emiliana che veneta di impronta greco-cretese; una Madonna col Bambino e due santi, di scuola umbro-marchigiana. Opera di passaggio dal secolo XIV e al XV, la tavola è databile fra il 1390 e gli inizi del secolo successivo. Si tratta infatti di un perfetto esempio di connubio fra arcaismi di inizio Trecento (di matrice fiorentina e senese) e Gentile da Fabriano che, come sappiamo, ha lavorato a lungo anche a Firenze ed ha introdotto in tutta l’area dell’Italia centrale i caratteri eleganti e raffinati dello stile gotico cortese. Erano presenti anche due tavole centinate a fondo oro, raffiguranti i Santi Pietro e Paolo, di scuola veneta. Eseguite con una tecnica raffinata, sono opera di un anonimo artista veneto, che ha avuto sicuramente contatti con Giovanni Bellini, e sono databili intorno all’ottavo-nono decennio del XV secolo. Parallelamente, sono state messe a confronto, attraverso alcuni esempi, la tarda produzione di imitazione toscana (ottocentesca e primo-novecentesca) - come l’opera di Icilio Federico Joni, raffigurante una Madonna col Bambino, ricalcante lo stile di Sano di Pietro - e quella di icone russe sette-ottocentesche (raffiguranti per lo più Madonne col Bambino). La ‘rivisitazione’ dei fondi oro tra Otto e Novecento, infatti, è stata considerata nel diverso spirito che fu alla base di questo ritorno all’antico: revivalistico, nell’ottica di un dotto storicismo neomedievale, ancorato al mondo dei mercanti, in Italia e segnatamente in Toscana, con una committenza anche straniera (inglese e americana); di fede, mirante a riprodurre un’arte ‘divina’ immutabile nel tempo, in Russia, alla base della propria identità religiosa. Inoltre sono stati messi a confronto alcuni crocifissi su tavola d’arte russa con crocifissi lignei, in avorio e cristallo di rocca dal XV al XVII secolo, sia toscani che veneti, alcuni dei quali di grande valore artistico. Fra queste opere possiamo rammentare un raro Crocifisso ligneo riferibile a Benedetto da Maiano e a Leonardo del Tasso. Interessante anche un altro crocifisso in avorio, di scuola tedesca, del secolo XVI-XVII. Opere preziose, provenienti da piccole raccolte pubbliche e da collezioni private, che sono state ammirate, talora per la prima volta, nel loro splendore e conosciute anche fuori dalla Toscana.
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